Chiusura palestre e abbonamenti: le società bloccano i pagamenti agli iscritti

Chiusura palestre e abbonamenti

Il nuovo DPCM che è stato appena firmato inaugura una nuova serata per tutte le palestre, le piscine, i teatri e in generale per tutti i principali luoghi di aggregazione. Si è ripresentato quindi lo scenario che era già stato vissuto a marzo e ad aprile. In quel periodo tutti coloro che erano in possesso di un abbonamento non poterono usufruire del servizio e fu quindi necessario mettere in piedi persino una delle norme contenute nel Decreto Rilancio per ottenere (non tutti ci sono riusciti (ad un rimborso del servizio di cui non hanno goduto. Andiamo quindi a rivedere e a ragionare proprio su quella norma per poterci orientare nel groviglio dei comportamenti e dei codici che sicuramente si ripresenterà per ottenere quando sia stato già pagato.

La norma del Rilancio

Per tutti coloro che si sono ricordati fino al 18 agosto di fare domanda è stato previsto che tutti gli abbonamenti già pagati per ogni tipo di impianto sportivo venissero quindi rimborsati in quando non goduti durante il periodo di chiusura durante la quarantena. Per poterlo avere è stato necessario allegare la ricevuta dei versamenti di tutti i pagamenti che sono stati effettuati. Il rimborso andrà quindi chiesto al gestore dell’impianto che avrà poi tempo 30 giorni per restituire la cifra pagata. Potrebbe anche offrire un buono con l’ammontare dello stesso valore da utilizzare nella stessa struttura e che potrà venire usato entro un anno dalla cessazione delle misure di sospensione dell’attività sportiva. Quindi se facessimo i conti normalmente sarebbe fino a novembre 2021

I voucher

Secondo diverse associazioni dei consumatori anche la disciplina dei voucher sarebbe in contrasto con la normativa Ue. È pur vero che le norme emergenziali varate dall’esecutivo e approvate dal Parlamento consentono l’utilizzo del voucher, ma questi provvedimenti «sono in aperto contrasto col diritto europeo, che ha valore superiore al diritto italiano». Per quanto riguarda i viaggi, «c’è anche una pronuncia dell’Antitrust che intima il riallineamento alla normativa europea e una intimazione della commissione Ue pena l’avvio di una procedura d’infrazione». «In tutto il resto d’Europa – dice l’Aduc – i biglietti per gli eventi saltati vengono rimborsati, solo l’Italia cerca di fare caso a parte violando le direttive europee in materia di clausole vessatorie (Direttiva 93/13/CEE) e di pratiche commerciali sleali (Direttiva 2005/29/CE)». Le associazioni dei consumatori hanno chiesto più volte che il decreto in fase di conversione venisse modificato, prevedendo che il voucher sia una scelta dello spettatore, il quale, se non lo vuole, dovrebbe avere diritto al rimborso del biglietto. Nel mentre sono arrivati molti reclami all’Antitrust e alla commissione UE.

Se non volessimo ritornare in palestra

In questo caso dovremmo armarci di pazienza e andare in contenzioso. Le associazioni dei consumatori suggeriscono di chiedere il rimborso per il periodo di chiusura o per le restanti rate dell’abbonamento. E se il gestore non accetta, di inviare una raccomandata andata e ritorno o una pec di messa in mora, intimando la risoluzione del contratto ai sensi dell’art. 1463 del codice civile. Se entro 10 giorni non si ha alcuna risposta o si ha risposta negativa occorrerà rivolgersi al giudice di pace.

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